Presentazione del libro “PALAZZO PERUZZI, BOURBON DEL MONTE E POI CASA DEI LAVORATORI

Scheda del libro

Palazzo Peruzzi, Bourbon del Monte e poi Casa dei Lavoratori

di Felice Bifulco

 

La Camera del Lavoro appartiene a tutti. La storia della Camera del Lavoro di Firenze è parte della storia della città e della provincia da 125 anni. Diverse pubblicazioni nel passato ne hanno ricostruito la storia dalle origini al fascismo, al secondo dopoguerra fino agli anni settanta e oltre. Sul palazzo sono stati pubblicati alcuni lavori come il libro di Francesca Carrara del 1995 e due dispense sempre a cura della stessa. Nel 2010 l’EDIESSE ha pubblicato “CGIL, Le sedi, Le Rosse architetture” a cura di Luigi Martini, in cui sono state dedicate alcune pagine alla sede della Camera del Lavoro di Firenze. Sul sito del Centro di Documentazione della CGIL Toscana si trova uno studio approfondito a cura di Calogero Governali, “Le sedi della Camera del Lavoro di Firenze, 1893-1954”. I lavori di restauro più significativi della sede iniziarono nella seconda metà degli anni novanta, ripresero nei primi anni 2000 e continuarono fino al 2008 con l’obbiettivo di risanare complessivamente il palazzo e di renderlo funzionale alle attività che vengono svolte al suo interno. Nasce così l’esigenza di valorizzare questo patrimonio visto anche il consistente investimento economico fatto, non solo per noi stessi e per i nostri iscritti, ma anche per la città.

 

La Casa dei Lavoratori quant’è bella! Non si può tenere una casa così e non farla vedere agli altri. La pubblicazione del libro è un primo passo verso questo percorso di valorizzazione che abbiamo intrapreso. Si è cercato di approfondire la conoscenza della struttura architettonica del palazzo, delle modifiche apportate durante i secoli e dei beni artistici ancora presenti, in particolare di quelli che sono stati recentemente restaurati. È stata fatta una approfondita analisi degli affreschi come ad esempio quelli della sala Palazzeschi. Un dipinto di fine seicento di altissima qualità che racconta una storia mitologica in modo organico. Dall’analisi fatta si è arrivati all’ipotesi che l’affresco potrebbe essere attribuito alla scuola di Luca Giordano o addirittura allo stesso che in quel periodo, seconda metà del 1600, si trovava a Firenze «dove ebbe a fare un bellissimo quadro di grandezza di palmi ventidue per il serenissimo Granduca Cosimo, in cui figurò un trionfo di Bacco con molte figure, con nobile e vaga invenzione disposte; ed oltre a questo alcuni altri per diversi signori fiorentini». Questa notizia è tratta da un articolo di Angiolo Orvieto su «Il Marzocco» del 27 marzo 1932, il quale si basa sulle notizie pubblicate da Francesco Baldinucci In vite di pittori. Nella sala dei ritratti sono raffigurati gli antenati della famiglia Bourbon. Tra questi spicca il ritratto del cardinale Francesco Maria del Monte, estimatore e protettore del Caravaggio, e quello di Guido Baldo, insigne matematico, uno degli scienziati più rinomati del suo tempo, amico del giovane Galileo Galilei.

 

Le voci di ieri. Il palazzo, oltre ad essere un contenitore di opere d’arte, è stato ed è un luogo di storia politica e sociale di Firenze. Nel libro si trova anche la trascrizione integrale dell’intervista audio inedita a Vasco Palazzeschi, partigiano, Segretario della Camera del Lavoro, parlamentare del PCI, rilasciata nel 1978 e che ha come argomento la Resistenza e il mondo contadino. Nel testo c’è la trascrizione della conferenza audio tenuta dal prof. Ernesto Ragionieri il 23 novembre 1963, sul tema “La Camera del Lavoro di Firenze e le Camere del Lavoro in Italia nel movimento operaio”. È una registrazione audio rinvenuta presso il Centro di Documentazione e Archivio Storico della CGIL Toscana. Era insieme ad altri nastri e pellicole apparentemente anonimi. Per poterli ascoltare, e quindi identificare, il lavoro è stato lungo e complesso. Ernesto Ragionieri è nato a Sesto Fiorentino il 10 giugno 1926, morto il 29 giugno 1975. Per le note biografiche si rimanda a: Eugenio Garin, In memoria di Ernesto Ragionieri, in «Belfagor», numero 3, annata 33, 1978, Edizioni Olschki, Firenze, pp. 297-320, nella rubrica “Ritratti critici di contemporanei”. L’opera forse più conosciuta del Ragionieri è il libro Un Comune socialista: Sesto Fiorentino, Roma, Edizioni Rinascita, 1954. Su questo libro si riporta un passo dell’articolo scritto su «Il Mondo» il 9 marzo 1954 da Gaetano Salvemini. «Se la storia è fatta, non da astrazioni (“il socialismo”, “la monarchia”, “il clericalismo”, “l’Italia”, ecc.), ma da uomini in carne ed ossa che camminano per le strade sulle loro gambe (socialisti, monarchici oppure coi loro consiglieri, clericali, italiani, ecc.), la storiografia generale deve essere fondata sul maggior numero possibile di monografie locali. Solo quando si possano sommare insieme parecchi studi di storia locale recente si potrà arrivare a vedute d’insieme, che poggino su terreno sicuro. Il guaio per gli studi di storia locale recente è che occorre rintracciare e spremere quotidiani e settimanali, opuscoli e fogli volanti che vissero la vita di un giorno, incarti di polizia (quando sono consultabili), archivi comunali, carteggi privati, ricordi ottenuti dalla viva voce di autori e testimoni sopravvissuti agli eventi. Materiale faticoso a raccogliere e malagevole ad elaborare letterariamente. E soprattutto bisogna sfuggire alla tentazione di chiudersi nel bozzolo dell’erudizione parrocchiale, perdendo di vista quella che deve essere l’ambizione dello storico: contribuire alla storiografia generale. Questa è forse la difficoltà maggiore. Ernesto Ragionieri nel libro ha fatto quella fatica ed ha superato quelle difficoltà, dandoci per un Comune toscano alle porte di Firenze una monografia solidamente documentata e abilmente costruita […]». Ragionieri nel luglio del 1971 fu vittima di una aggressione da parte di alcuni giovani mentre teneva la sua lezione alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze. Fu tenuto segregato un quarto d’ora e sottoposto ad un processo sommario. Potere Operaio, Lotta Continua e il Manifesto si dichiararono estranei all’accaduto dissociandosi. Nei giorni successivi ci fu una forte risposta democratica all’aggressione subita dal professor Ragionieri. Per un approfondimento si rimanda a: «Quaderni del Centro di Documentazione di Firenze», n. 1, Lotte sociali a Firenze aprile – luglio 1971, via dei Pepi 58 r., «l’Unità», venerdì 9 e sabato 10 luglio 1971, «il Manifesto», 9 luglio 1971.

 

So’ nata nel palazzo Peruzzi. Nel libro è riportata anche la testimonianza di Elena Perini, inquilina del palazzo durante la seconda guerra mondiale. Tra le altre cose ricorda che all’ultimo piano, nell’appartamento di altri inquilini, era nascosta una famiglia ebrea. Tutti ne erano a conoscenza e nessuno parlò, neppure quando i tedeschi fecero irruzione nel palazzo. Nell’appendice documentaria sono riportati i bollettini ciclostilati della sottoscrizione delle varie categorie di lavoratori della città e della provincia, per l’acquisto del palazzo nel 1954. In pochi mesi furono raccolti circa 100 milioni di lire. Negli ultimi anni sono state ritrovate in Camera del Lavoro diverse migliaia di foto che raccontano l’attività dentro il palazzo, foto da cui è possibile anche ricostruire gli ambienti com’erano nel passato. Nell’appendice documentaria del libro se ne riportano alcune più significative come quelle relative ai tipografi fiorentini perché fu una delle prime categorie ad organizzarsi in un sindacato (3 dicembre 1864); quelle delle lavoratrici del vetro e della ceramica di Sesto Fiorentino e di Empoli; le foto dei panettieri raccontano di una categoria che è nata nel 1875.

 

 

Liceo Artistico di Porta Romana, già Istituto d’Arte. Il libro è anche il frutto di una collaborazione con gli alunni delle classi quarte (a.s. 2017-2018) del Liceo Artistico di Porta Romana che hanno realizzato le foto e curato graficamente la copertina. Il palazzo intreccia fasi storiche remote e più recenti. Ogni stanza è diversa. È importante preservare anche la storia più vicina altrimenti destinata a sparire per sempre. L’indagine archeologica e antropologica sulla cultura popolare consente di apprezzare le testimonianze del passato rispettandone le stratificazioni e riconoscendo il fluire del tempo. È necessario chiedersi che cosa resterà come testimonianza di questo primo secolo del terzo millennio, che cosa dialogherà con il passato e con il presente, in una archeologia e antropologia della continuità.

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